Pastori, cani e lupi: alleati nella difesa dei pascoli di R. Sorino

I pastori sono figli delle stelle, alla luna lo sguardo, alla notte il saluto…

Il pastore è stato da sempre parte integrante dell’ecologia del pascolo, egli sceglie le aree di pascolo sulla base della fenologia delle piante e dei tempi di permanenza degli animali sui pascoli stessi. Tale importante ruolo è ben racchiuso nell’espressione dinamica “girare le pecore”.

Questo comportamento, seppur in maniera empirica ed esperienziale, è il motore che da sempre ha mantenuto saldo il delicato equilibrio dei pascoli: attraverso le interazioni tra l’uso della risorsa, il rilascio della sostanza organica, il ricaccio del cotico erboso e la presenza di specie selvatiche (fauna invertebrata e vertebrata) che caratterizzano e compongono l’habitat pascolivo. Il pastore conosce molto bene le conseguenze di un utilizzo scellerato della risorsa erba, che vengono lette attraverso i cambiamenti della composizione erbacea, del grado di lucentezza della lana delle pecore, della quantità e della qualità del latte, del tasso di accrescimento e dello stato di salute degli agnelli. Il pastore è attento ad assicurare il benessere dei propri animali allevati. Un tempo, determinate porzioni del territorio, magari aree poco pingue, venivano utilizzate come “siti di sanificazione degli animali”:  qui, infatti, gli animali venivano fatti pascolare, per una durata di 4 o 5 giorni, per eliminare i parassiti intestinali con le deiezioni, dopo trattamento sanitario, limitando così la contaminazione della superficie pascolabile. In natura, alcuni studi condotti nel Parco Nazionale del Gran Paradiso sullo stambecco Capra ibex hanno descritto come gli animali si alimentino ad una certa distanza dagli escrementi, per limitare il proprio contagio. Quindi, nelle popolazioni dei domestici, dove le densità (espresse come rapporto tra numero di capi e unità di superficie) sono molto più elevate, il pastore è un elemento centrale nell’assicurare il benessere animale, attraverso una oculata gestione del gregge e dell’uso del territorio. L’attività pastorale oggi deve essere considerata una vera professione. Il pastore ha un ruolo importante nel mantenere vivi i pascoli che forniscono a loro volta un servizio ecosistemico. Il pastore è la storia sociale e culturale. Il pastore è l’ecologo che lavora nel campo dell’ecologia applicata.

Il pastore non è solo. Con lui lavorano il cane toccatore e quello guardiano, considerato l’arma bianca. Il cane toccatore raduna, muove e gira le pecore ed esegue il comando dato da un fischio o da un verso gutturale, antico, primitivo, neolitico. Il cane da guardia, bianco, il pastore abruzzese, difende il gregge dagli attacchi dei grandi predatori come lupi e orsi. Il pastore abruzzese, coadiuvato dal suo alleato cane pumetto (cane di piccola taglia simile al volpino italiano), piccolo e sempre all’erta, pronto a dare l’allarme, è in mezzo alle pecore, non le lascia mai, non si distrae. Le pecore sono sue amiche e il gregge il suo territorio da difendere, la sua casa vagante.  L’uso dei cani da guardiania, da tempi antichi, dai tempi della transumanza sui tratturi, ha rappresentato un deterrente, un fattore di mitigazione delle predazioni da parte dei lupi. I cani da guardiania non vanno addestrati, il toccatore al contrario sì. I pastori abruzzesi si lasciano da piccoli con le pecore e non vanno mai accarezzati, infatti, è importante che le interazioni siano ridotte al massimo, poiché non devono abituarsi all’uomo ma alle pecore.

L’inserimento nel gregge deve avvenire almeno con due esemplari e mai con un unico soggetto, altrimenti il cucciolo cercherà il contatto, il gioco con l’uomo e si allontanerà dall’ovile. Bisognerebbe non inserire i cuccioli con gli agnelli e/o con i capretti: gli agnelli, ma soprattutto i capretti, giocano e si rincorrono tanto da stimolare l’istinto predatorio nei cuccioli. Indipendentemente dal numero di pecore che costituiscono il gregge, è consigliabile inserire almeno 5 cani disetanei; questo permetterà di avere un gruppo che si comporta proprio come i loro antenati lupi. Si verrà così a formare un gruppo familiare da difendere al fine di assicurarsi la discendenza, la perpetuazione di determinati geni. La disetaneità consente di avere individui con compiti diversi nella difesa. I cani, di fronte al pericolo, si andranno a collocare in punti differenti del gregge, garantendo così una sorta di presidio ed inespugnabilità. Gli individui adulti (maschio e femmina α) precedono il gregge, vanno in avanscoperta, gli individui più giovani, avvertito il pericolo, si posizionano ai lati del gregge mentre i più piccoli, cercando riparo nel cuore del territorio, utilizzano la parte centrale del gregge stesso. Questo “schieramento”, dettato da un numero di cani maggiore di due e di età diversa, in funzione di un comportamento del tutto naturale, al fine di difendere il proprio territorio vagante, risulta utile alla difesa delle pecore poiché così l’intero gregge non resta mai sguarnito. Inoltre, durante una giornata di pascolo, non bisogna mai far trovare all’ovile le ciotole piene di cibo per i cani, poiché, alcuni soggetti, capito che possono trovare pronta la cena, si avvantaggiano, lasciando così il gregge incustodito durante il ritorno dal pascolo e mostrando così il fianco ai lupi. I cani devono mangiare per ultimi, solo dopo aver completato tutti gli ultimi servizi che si svolgono alla sera nell’ovile (abbeveraggio, mungitura, accudimento degli agnelli e dei capretti, etc.).

I cani da guardiania costituiscono la migliore strategia per convivere con i lupi, specie chiave nel regolare gli equilibri delle interazioni tra piante ed erbivori selvatici. Il lupo attraverso le predazioni mantiene stabile il numero degli erbivori selvatici; un aumento della densità dei selvatici – maggiore rispetto alla produttività dei pascoli e del sottobosco – porterebbe ad un sovrautilizzo della risorsa, con ripercussioni negative sulla componente erbacea e sul rinnovamento forestale.

I pastori e i lupi sono alleati, sono amici, entrambi svolgono lo stesso ruolo nell’ecologia del pascolo. La conservazione dei pascoli e dell’integrità vegetazionale dipende da pastori saggi e dal lupo. Uccisioni illegali dei lupi non risolvono il fenomeno delle predazioni sulla componente domestica poiché è stato osservato che, uccidendo un lupo, questo viene rimpiazzato (turnover) immediatamente da un suo conspecifico con ruolo di satellite del branco stabile, o da un individuo in dispersione. Oggi dobbiamo dire grazie ai lupi: essi, infatti, hanno recuperato la figura del pastore.

Con il ritorno del lupo su quasi tutto il territorio italiano agro-forestale, dovuto a meccanismi naturali di densità-dipendente, con conseguente dispersione, la cui popolazione stimata si aggira intorno ai 1.500 esemplari, il pastore è di nuovo con le pecore, è sui pascoli. In assenza dei lupi il gregge è lasciato solo, il pascolare non ha regole. Soprattutto sulle Alpi, prima del ritorno del lupo, le greggi venivano fatte monticare a giugno e si contattavano e si recuperavano solo alla fine di settembre. Il gregge non veniva seguito, gli animali liberi innescavano interazioni negative e competitive nei confronti della componente selvatica come camosci, stambecchi e mufloni. Il pastore ritorna quindi ad essere il custode delle greggi e dei pascoli.

In Puglia, l’Associazione Centro Ricerche per la Biodiversità Ce.R.B., in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Bari, ha attivato un numero telefonico per le segnalazioni delle predazioni (CeRB predazioni: 349 3595538), al fine di offrire un servizio alle aziende zootecniche volto a garantire un supporto tecnico nell’individuare e nel fare adottare specifiche strategie di prevenzione delle predazioni. Inoltre, il Ce.R.B., in collaborazione con l’azienda silvopastorale Jazzo Corte Cicero – la lana del lupo, situata in agro di Altamura (Bari), afferente al circuito Masserie Amiche del Lupo (www.allupo.it), gestisce, sulla base della disponibilità dei cuccioli, l’affidamento e l’inserimento nel gregge o nella mandria, dei cani da guardiania di razza Pastore abruzzese.

Rocco Sorino Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

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