Stagione apistica 2019: un’annata da ricordare! Comunque Benvenuto 2020 di R. Dall’olio

Gennaio, mese di bilanci ma soprattutto di programmazione e “buoni propositi” per l’anno che verrà.

Nell’organizzare le future attività, è utile ripercorrere ciò che è accaduto nella stagione appena conclusa: il 2019 si è presentato mite, con temperature invernali al di sopra della media, che hanno consentito agli alveari di crescere bene, sin troppo bene, mostrandosi ben popolosi anche se con poche scorte al momento del primo importante raccolto della stagione (in molte parti del Sud, la fioritura degli agrumi, nelle restanti regioni l’acacia)… Insomma, le premesse per una grande annata c’erano tutte!

Purtroppo però le aspettative non sono state soddisfatte: la primavera è stata a lungo fredda e piovosa; le famiglie di api hanno repentinamente esaurito le scorte di miele e polline; diverse colonie sono morte di fame nel momento di massimo sviluppo, con il maltempo ad impedire all’apicoltore un tempestivo intervento; contestualmente sovraffollamento e clausura hanno stimolato un forte istinto a sciamare che si è protratto oltre ogni previsione; i successivi raccolti hanno contribuito a ricostituire le scorte… ma il melario è spesso rimasto vuoto fino a primavera inoltrata.

I report redatti dall’Osservatorio Nazionale Miele non lasciano dubbi, il 2019 è l’anno più ‘magro’ dell’intero decennio! Per trovare produzioni altrettanto scarse bisogna regredire al 2008! Non trovando aggettivi che possano sormontare il popolare ‘annus horribilis’ non resta che augurarsi di essersi messi alle spalle una annata da dimenticare!

O forse no?

È vero… è stato un anno duro, seguito ad altri non semplici, di certo ne avremmo volentieri fatto a meno! Nel guardare indietro, scopro che nell’ultimo decennio gli anni magri sono stati 6 su 10! Noi apicoltori siamo gente tosta, caparbia… e questa dura stagione ci ha temprato ulteriormente, ci sprona a prepararci all’imprevedibile… Insomma, da una stagione come quella appena conclusa c’è anche molto da imparare!

Cosa ho imparato? Ho imparato che non posso sperare nel prossimo anno, passivamente, senza modificare nulla nella mia attuale strategia apistica.

Qual è la ricetta vincente per gli anni a venire? “Fammi indovino e ti farò ricco”, diceva un tale. Io la risposta a questa domanda non ce l’ho e farò esperienza sulla mia stessa pelle. Ciò che so di per certo è che a me piace essere apicoltore e vorrei continuare a vivere con il reddito che ottengo dalla mia passione, le api. Le esperienze di questi ultimi anni sono state sufficienti ad insegnarmi che non posso scommettere tutto sul miele! Il clima sta cambiando, il paesaggio sta cambiando, gli esseri umani stanno cambiando!

Si può essere apicoltori professionisti senza produrre solo miele? Si può vivere di apicoltura gestendo un numero limitato di alveari? A mio avviso sì, oggi è possibile!

Ci sono nuove tendenze, nuove idee che prendono vita dalle api. L’apiturismo sta diventando sempre più popolare, e vengono proposte soluzioni che accontentano tutti i budget. Le fattorie didattiche registrano un numero sempre maggiore di visite. L’interesse per i prodotti cosmetici e medicinali ricavabili dalle api è oggi più che mai altissimo. Magari sono solo tendenze momentanee, e presto vedremo una regressione… Forse presto l’ordine globale sarà ripristinato, e si potrà nuovamente fare affidamento sul miele, chissà…

Il più grande insegnamento che ho avuto dall’ultimo anno è che anche l’azienda apistica moderna, l’apicoltore capace, risultano tanto più vincenti quanto più si mostrano resilienti ai vari fattori di stress… né più né meno di ciò che oggi chiediamo alle nostre api!

Pertanto, con questa convinzione… Benvenuto 2020! Tu sarai ciò che sarai, ma io, memore del 2019, non sarò impreparato!

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