Biotecniche per la lotta alla varroa di F. Silvestre

Le biotecniche sono metodi manipolativi che si basano sulla gestione degli alveari per ridurre la popolazione di Varroa. Sono tecniche che possono ridurre l’urgenza di effettuare i trattamenti farmacologici e che consentono di utilizzare e massimizzare l’efficacia di principi attivi, come l’acido ossalico, che hanno un’azione immediata e limitata alle varroe in fase foretica (esterne alla covata). Tutte le biotecniche sfruttano il fatto che le varroe si riproducono nella covata, per cui la covata è asportata per eliminare con essa gli acari in fase riproduttiva (presenti nella covata) oppure la deposizione della regina è bloccata per forzare tutti gli acari ad essere in fase foretica (fuori dalla covata) e quindi immediatamente vulnerabili con un trattamento farmacologico.

Esistono varie tecniche:

– asportazione della covata maschile

– asportazione totale della covata

– blocco della deposizione della regina

L’asportazione della covata maschile è un metodo utilizzabile in una logica di lotta integrata, che consente la riduzione del livello d’infestazione estivo in aggiunta, ma non in sostituzione, al trattamento tampone estivo, che rimane indispensabile per invernare api sufficientemente sane fino alla ripresa della stagione successiva (svernamento).

La varroa per riprodursi è maggiormente attratta dalla covata da fuco rispetto alla covata femminile. Pertanto, lasciando la possibilità alle api di costruire dei favi da fuco e ritagliando la covata quando opercolata, è possibile asportare delle quote significative di varroa ad ogni asportazione. Questa tecnica può essere utilizzata solo in primavera, quando le colonie sono naturalmente portate ad allevare covata maschile. Si può fare costruire un favo con celle da maschio in un telaino vuoto, eventualmente con una colatura di cera come invito. In alternativa si possono utilizzare gli appositi telaini divisi in tre parti che consentono di effettuare agevolmente il ritaglio di uno solo dei tre favetti con cadenza settimanale (favo a 3 settori Campero o T3). Il ritaglio con cadenza settimanale della covata maschile opercolata è ottimale perché evita che le varroe possano sfruttare la covata maschile per riprodursi con maggior prolificità rispetto alla covata da operaia.

La riduzione delle varroe (efficacia) dipende dal numero di ritagli ed è valutata del 50% con 2-3 ritagli, potendo salire al 70% con 4-5 ritagli. Il costo della produzione della covata maschile poi rimossa non comporta una riduzione significativa delle performances delle famiglie. A fronte dell’indubbia utilità, il costo in termini di manodopera, proprio nel periodo di massimo carico di lavoro per l’apicoltore, è importante. Tale costo può essere ridotto integrando l’operazione nella normale gestione degli alveari (es. controllo sciamatura). L’attuale Regolamento europeo sul biologico consente la pratica della soppressione della covata maschile al solo fine di contenere l’infestazione da varroa.

L’asportazione totale della covata è un metodo che permette di creare, in tempi diversi (trattamento estivo o intervento rapido d’emergenza anche in primavera), le condizioni per trattamenti in assenza di covata che possono essere eseguiti, per esempio, con farmaci a base di acido ossalico, ammesso in apicoltura biologica. Questa tecnica, che permette, inoltre, di produrre nuclei per la rimonta o per la vendita, richiede però molta manodopera, più postazioni e ottima organizzazione per la movimentazione di grandi quantità di materiali. Questo intervento radicale sul ciclo biologico naturale della colonia può essere attuato nel periodo primaverile ed estivo e induce cambi comportamentali nelle due unità che ne derivano:

– dopo l’asportazione della covata la colonia di partenza sembra esprimere una forza vitale analoga a quella dello sciame naturale: se non si depaupera eccessivamente di api nei quindici giorni successivi all’asportazione può anche produrre una certa quantità di miele.

– il nuovo “nucleo” costituito con la covata si comporta come una famiglia sciamata che dopo la fecondazione della vergine ricrea le condizioni per la sopravvivenza duratura

La tecnica prevede:

– il giorno G: si asportano dalla colonia tutti i favi che contengono covata. La quantità di api che si lascia nel ceppo è variabile e determina l’equilibrio o possibili squilibri delle due entità che si vanno a creare. Si va dalla scrollatura totale di tutte le api nel ceppo e formazione (in piena estate) di nuclei di covata “nuda” in contenitori di polistirolo (a rischio di stress termici che comportano minor aspettativa di vita per le api emergenti, parte della covata aperta muore), fino alla formazione di nuclei con tutte le api che coprono i favi di covata. Si consiglia di trasportare i nuclei così prodotti in altro apiario: lasciando i nuclei nell’apiario originario i ceppi e i nuclei risultano estremamente disomogenei e la presenza di famiglie trattate in tempi diversi può provocare reinfestazione con riduzione dell’efficacia dei trattamenti;

– il giorno G+1 o G+2 o G+3: nel ceppo: si tratta con farmaci a base di acido ossalico. Il trattamento non può avvenire il giorno G stesso perché è necessario attendere che si ristabiliscano i normali equilibri e attività dell’alveare per una efficace distribuzione del farmaco;

– il giorno G+7: nei nuclei: si concede ai nuclei una cella reale pronta alla schiusa. È anche possibile fare allevare dai nuclei le celle, ma dovrebbero avere sufficienti api giovani ed espone a maggiore disomogeneità di tempi e risultati.

– il giorno G+21: nei nuclei si controlla la fecondazione delle api regine e si riuniscono i nuclei in cui la fecondazione della regina non andata a buon fine. Si effettua quindi sui nuclei una somministrazione di un prodotto acaricida, a scelta secondo l’indirizzo dell’apicoltore.

Elementi critici sono la disponibilità di alimento e di favi costruiti nei primi 10 giorni dalla formazione del ceppo, durante i quali deve essere rapidamente deposta la covata  che rappresenta il futuro della famiglia e sostituirà le api adulte del G0 che sono destinate a calare di numero. L’ideale è operare con un flusso nettarifero e pollinifero in corso (in questo modo le famiglie si riorganizzano rapidamente scorte e covata; in carenza di flussi nettariferi è necessario nutrire i ceppi rapidamente dopo l’asportazione e con una somministrazione lenta i nuclei) e disporre di favi già costruiti, allo scopo è possibile farli costruire inserendo fogli cerei nei nidi alcuni giorni prima dell’asportazione. La presenza dei melari sui ceppi non facilita la riorganizzazione del nido, in particolare nel caso non si disponga di favi costruiti è indispensabile rimuovere i melari. Si tratta di una tecnica che permette un trattamento molto efficace, che spesso permette di salvare il ceppo se non è ancora avvenuto uno spopolamento importante. In caso di alti livelli di infestazione però è opportuno valutare se distruggere la covata invece di tentare di riutilizzarla per produrre nuovi nuclei.

Il blocco della deposizione è una tecnica apistica che – arrestando la deposizione della regina mediante il suo confinamento per il tempo necessario allo sfarfallamento di tutta la covata – consente di raggiunge artificialmente una condizione in cui tutte le varroe presenti nella colonia sono forzate nella fase foretica (fuori dalla covata) e quindi aggredibili dal trattamento con farmaci che hanno un’azione immediata e breve come quelli a base di acido ossalico. Il blocco della deposizione è ottenuto confinando la regina in particolari tipi di gabbie le cui maglie permettono l’ingresso delle api ma non l’uscita della regina che resta confinata al suo interno. A seconda della tipologia di gabbia utilizzata la deposizione della regina può essere annullata totalmente (segregazione senza deposizione) oppure può essere limitata ad una ridotta porzione di favo (confinamento con deposizione). Le gabbie che permettono una certa deposizione facilitano la riaccettazione della regina dopo lo sgabbiamento, inoltre la covata funge da ricettacolo di varroa riducendo la pressione sulle api adulte, ma deve essere distrutta perché fortemente infestata.

La tecnica prevede:

– il giorno G: ingabbiamento della regina;

– il giorno G+22 (se presente solo covata femminile) o G+25 (se presente anche covata maschile): si libera la regina e si tratta entro i cinque giorni successivi con farmaci a base di acido ossalico.

Perché la tecnica possa essere efficace è importante che:

– le famiglie siano in buona salute e debitamente popolose;

– gli alveari non siano fortemente infestati: le api infette da virus hanno vita breve e le famiglie rischiano di estinguersi prima che sfarfallino le nuove generazioni;

– un avvelenamento durante l’ingabbiamento può avere conseguenze disastrose, perché l’alveare non ha possibilità di compensare la mortalità con nuove nascite;

– tutto l’apiario sia ingabbiato contemporaneamente, per evitare possibili reinfestazioni;

– alla liberazione della regina vi sia una buona disponibilità di raccolto di nettare e polline

In presenza di saccheggio è possibile che non si riesca a portare a termine le operazioni; pertanto deve essere disponibile un’alternativa. In presenza di raccolto intenso nel periodo di ingabbio anche se presente il melario c’è rischio d’intasamento dei favi del nido. Dopo lo sgabbiamento va controllata la riaccettazione delle regine che, specie in condizioni di carestia, dopo aver deposto le prime rose di uova, possono essere sostituite.

Quella del blocco della deposizione è una tecnica generalmente utilizzata nel periodo estivo, ma si sta diffondendo anche nel periodo invernale, soprattutto in quelle zone della penisola in cui non si verifica il blocco naturale della covata. Nel periodo estivo, quando naturalmente è presente covata nelle famiglie, durante il confinamento della regina consente un raccolto, se pur ridotto, ma si sacrifica il raccolto successivo. In presenza di alte infestazioni e, quindi, di alti titoli virali, questa tecnica espone le famiglie a spopolamenti non sempre recuperabili; pertanto, in tale situazione è più opportuno abbinare al trattamento con farmaci a base di acido ossalico un intervento più immediato e risolutivo come l’asportazione totale della covata, che se fortemente infestata e compromessa va necessariamente distrutta.

Favo a tre sezioni (T3 Campero) per allevamento e successiva asportazione della covata maschile

Segregazione della regina senza deposizione in gabbiette di plastica di varie dimensioni


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