Perché convertire l’allevamento bovino al metodo biologico? di L. Roselli

In Italia, il mercato dei prodotti biologici ha raggiunto un valore pari a quasi 6,4 miliardi di euro, con un’incidenza sul valore complessivo del mercato alimentare superiore al 4%. Nel 2018, quasi i 2/3 del mercato biologico erano costituiti da consumi domestici (4,1 miliardi di euro), mentre la restante quota è destinata all’export (2,3 miliardi di euro) (Osservatorio Sana, 2019).

I prodotti bio possono contare su una diffusione capillare in tutti i canali distributivi: dai punti vendita della Grande Distribuzione Organizzata (inclusi i discount) ai negozi specializzati, dai negozi tradizionali alla vendita diretta in azienda o tramite e-commerce, dai Gruppi di Acquisto Solidale alle farmacie e erboristerie, ai servizi di ristorazione fuori casa.

La crescita della domanda di alimenti ottenuti col metodo di produzione biologica ha riguardato anche alcune tipologie di prodotti di origine animale (es. uova, pollame). Tuttavia, i prodotti del comparto bovino (carne, latte e derivati) mostrano un andamento altalenante che riflette le difficoltà di organizzare filiere produttive efficienti capaci di soddisfare la domanda di mercato.

Per raggiungere alcune tipologie di canali di vendita (es. la Grande Distribuzione Organizzata) e le principali aree di consumo (centro-nord Italia, Paesi del centro-nord Europa), è fondamentale sviluppare relazioni stabili tra i diversi operatori della filiera, dalla produzione alla trasformazione e distribuzione al dettaglio. In alternativa, le aziende zootecniche possono integrare nell’azienda le diverse attività di filiera (trasformazione/distribuzione) e focalizzarsi sul mercato locale mediante l’attivazione di canali di vendita diretta, oppure rivolgersi al dettaglio tradizionale.

La zootecnia Bio si basa su un approccio alternativo a quello convenzionale e rappresenta il necessario completamento del modello di agricoltura biologica, poiché è in grado di realizzare lo scambio di foraggi per l’alimentazione animale con i fertilizzanti necessari per preservare la fertilità dei suoli. Al centro di questo modello produttivo vi è il principio fondamentale del benessere animale, con le sue ricadute positive sulla qualità dei prodotti ottenuti. Da questa consapevolezza le aziende zootecniche devono partire per cogliere le opportunità derivanti dalla conversione al metodo biologico.

Certamente, la zootecnia biologica può rappresentare un’opportunità per le aree meno produttive (collinari, interne e aree naturali protette) per valorizzare allevamenti estensivi con produzioni sostenibili caratterizzate da un forte legame territoriale e garantendo al contempo il presidio del territorio. Una sfida più impegnativa è rappresentata dalla conversione delle aziende zootecniche intensive. In tal caso, è fondamentale intervenire sui vincoli che limitano la crescita di questo comparto, a partire da quelli di mercato ovvero la creazione di filiere organizzate.

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