Mercato delle produzioni da allevamenti biologici. Locale o globale? di G. Giannoccaro

La diffusione della zootecnia biologica in Puglia è ancora troppo limitata rispetto al resto del Paese. Alle motivazioni di carattere economico che attengono i costi di produzione, in generale più alti se misurati rispetto alla produzione (costi medi unitari EUR/capo), probabilmente più contenuti in termini assoluti (costi totali EUR/anno), si aggiunge uno schema di incentivi – nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale – non pienamente rispondente alle aspettative degli operatori.

Tuttavia, una volta superata la fase di conversione e avviato l’allevamento nelle nove condizioni previste dalla normativa (Reg. CEE 1804/99 e successivi), le aziende si scontrano contro il muro dell’organizzazione della distribuzione e vendita delle produzioni certificate. In Puglia il numero  di aziende con pascoli e foraggi convertite al biologico è maggiore di quanti siano effettivamente gli allevamenti e le certificazioni delle produzioni da allevamenti biologici.

Il limite per lo sviluppo della zootecnia biologica è rappresentato dalle difficoltà incontrate dagli allevatori nell’intercettare la domanda di prodotti biologici.

Per raggiungere alcune tipologie di canali di vendita (es. la Grande Distribuzione Organizzata) e le principali aree di consumo (Europa continentale che include anche l’Italia settentrionale), è fondamentale sviluppare relazioni, sottoscrivere contratti e organizzare la distribuzione. La certificazione delle produzioni in biologico non è un traguardo ma l’inizio di un percorso di riorganizzazione aziendale che va dall’approvvigionamento dei mangimi alla commercializzazione del prodotto.

In alternativa, le aziende zootecniche possono integrare nell’azienda le diverse attività di filiera (trasformazione/distribuzione) e focalizzarsi sul mercato locale mediante l’attivazione di canali di vendita diretta oppure rivolgersi al dettaglio tradizionale. In questo caso, la certificazione delle produzioni può anche non essere necessaria, essendo sufficiente la conversione degli allevamenti. La filiera corta, oltre ad avere la convenienza di trattenere i margini economici che nella catena lunga spettano alla distribuzione (grande distribuzione e supermercati), rappresenta il miglior canale di comunicazione aziendale. Infatti, l’acquisto diretto in azienda è la forma più compiuta e trasparente di informazione che gli acquirenti ricevono circa l’origine del prodotto, modalità di allevamento e ambienti di trasformazione. Di contro, il canale diretto non ha la capacità e il raggio di diffusione assicurati dai canali più diffusi (supermercati e ipermercati).

La certificazione biologica serve a raggiungere mercati e acquirenti lontani, che il canale diretto di vendita locale non potrebbe mai incontrare.

Giacomo Giannoccaro

Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali – Università degli studi di Bari Aldo Moro

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