Biologico e lockdown, cosa succede ai consumi Bio in Italia? di F. Triggiani

La Pandemia da covid19 sta incidendo profondamente sulle nostre vite, modificando anche i nostri comportamenti di acquisto. Nelle settimane immediatamente successive al lockdown, i consumi di prodotti alimentari sono cresciuti notevolmente sia per i prodotti convenzionali che per quelli biologici.

Secondo Nielsen[1]sono due i principali effetti della pandemia sui consumi alimentari italiani:

Effetto “stock”: si è venduto più olio di semi (+40,6%), conserve rosse (+37,3%), caffè macinato (+20,0%), vegetali conservati (+16,0%), riso (+15,2%), pasta (+9,6%), biscotti (+9,0%);

Effetto “resto a casa”, innanzitutto la parte del leone la fanno i cuochi a casa, con la crescita dei volumi di vendita degli ingredienti base, con l’esplosione lievito di birra (+217,4%), farine (+176,0%), mascarpone (+155,6%), ingredienti per pasticceria (+149,3%).

Cresce anche il Comfort food, quindi pop-corn (+70%), creme spalmabili dolci (+63,4%), miele (+51,6%), vaschette di gelato (+22,5%), tavolette di cioccolato (+21,7%). Continuano anche i trend positivi di vino (+19,1%) e birra (+18,5%).

E più specificamente per i prodotti bio? Rosaria Amato il 6 aprile scrive su Repubblica: “Coronavirus, battuta d’arresto per i supermercati: vola l’ecommerce, riprendono quota i negozi di quartiere”. Gli italiani, confinati in casa, si orientano verso la spesa on line o preferiscono il negozio di quartiere alle lunghe file al supermercato. Nell’articolo, che riprende indagini Nomisma e fa riferimento ai dati Nielsen della settimana precedente, si nota un fortissimo aumento della spesa on line, +162,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; il 12% di questi clienti telematici ha acquistato per la prima volta nella vita online.

Scuole, bar e ristoranti chiusi hanno profondamente penalizzato l’Horeca, compromettendo le vendite di biologico e convenzionale. Tutto cambia negli altri canali commerciali: cresce un interesse diffuso per i negozi di vicinato e per i prodotti del Made in Italy, a chilometro zero e biologici. Secondo Nomisma, nelle ultime settimane i clienti dei negozi di vicinato sono passati dal 40 al 54%; di contro, per i supermercati c’è stata una contrazione della clientela, dal 67 al 48%.

Disporre di più tempo per cucinare e prendersi cura di se stessi è una delle chiavi di successo del biologico in era covid19; a questo si aggiunge una maggiore garanzia fornita per prodotti come l’ortofrutta, che nel biologico in Gdo è confezionata e garantisce meglio il consumatore. A conferma di tale dato, Almaverde Bio, protagonista in Italia delle vendite in Gdo, ha fatto registrare nell’ultimo mese +15 % del fatturato.

Nel settore bio si rincorrono apprezzabili iniziative di spesa solidale, come la Spesa sospesa, acquistata da privati cittadini e donata a famiglie in difficoltà, direttamente o attraverso enti o parrocchie locali. La Spesa sospesa ha coinvolto sia realtà note a livello nazionale sia realtà che operano a livello locale: la catena di negozi bio NaturaSì ha avviato a Padova un progetto di spesa sospesa a favore dei più bisognosi e a Bari Rete Utile Buono e Bio ha donato nella settimana di Pasqua numerose spese solidali alla Parrocchia, acquistate dalle famiglie del quartiere. “L’attenzione per se stessi e per i più deboli – conferma Silvia Milano, responsabile del servizio per Rete Utile Buono&Bio – “è più che tangibile, il numero di spese consegnate a domicilio è quintuplicato nella settimane del lock down, in più il valore medio della spesa è passato da 20 a 55 euro, il valore degli acquisti complessivi è aumentato di 10-12 volte!” Ma cosa c’è nella Spesa sospesa? “Si tratta sempre di prodotti biologici – aggiunge la responsabile di Buono&Bio – e prevalentemente di provenienza locale. Ancora oggi, passata la Pasqua, in molti non dimenticano i più deboli, in tanti continuano a donare a favore dei più bisognosi e il numero di spese sospese resta elevato. Siamo contenti di dare un contributo alla nostra città e al nostro quartiere”.


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