Acquacoltura Biologica: stato dell’arte. di G. Centoducati

Storicamente l’acquacoltura biologica si è originata nel movimento dell’agricoltura biologica e queste radici continuano a dar forma al settore sotto molti aspetti. Singoli allevatori e associazioni dell’agricoltura biologica, in Austria e Germania, cominciarono, negli anni Novanta, a sviluppare sistemi di produzione biologica per le carpe. A quei tempi, il mercato biologico era un mercato di nicchia in termini di volume, ma offriva già la maggior parte dei prodotti agroalimentari biologici, con l’eccezione del pesce. Così fu semplicemente una questione di tempo, ma presto il vuoto fu colmato. La produzione di carpe con metodo biologico avvenne senza grande attenzione del pubblico poiché originariamente il prodotto fu venduto esclusivamente a livello regionale, nei mercati contadini o direttamente negli spacci aziendali. La situazione cambiò con la realizzazione del primo progetto in Irlanda nel 1995. A quei tempi l’imprenditore tedesco Udo Klütsch (che ci ha lasciati nel 2008), il biologo marino e allevatore di salmone David Baird (Clare Island Sea Farm) e l’associazione tedesca Naturland intrapresero una collaborazione, nell’ambito della quale Naturland definì quelli che divennero in seguito gli aspetti fondamentali dell’acquacoltura biologica internazionale. L’obiettivo era di sviluppare un disciplinare per l’allevamento del salmone, che si basasse sui principi IFOAM per l’agricoltura biologica e sul primo regolamento europeo per la produzione biologica (n. 2092/1991), offrendo quindi una risposta agli aspetti problematici dell’allevamento intensivo del salmone. Il successo del salmone biologico, prima in Germania e poi in Inghilterra e Francia, accelerò la diffusione di iniziative sull’acquacoltura biologica in tutto il mondo e, infatti, un’ulteriore pietra miliare nella storia dell’acquacoltura biologica fu la stesura del disciplinare sulla produzione biologica di gamberi. Dopo che questi due prodotti leader – salmone e gamberi biologici – diventarono beni frequentemente e comunemente commercializzati, anche altre specie cominciarono ad essere allevate con metodo biologico in Europa, Asia ed America Latina. Nell’Europa Continentale esplose la produzione biologica di trota e di salmerino alpino; un grande progetto sul pangasio biologico prese piede in Vietnam, grazie ad una compagnia alimentare tedesca, la Binca Seafoods; l’allevamento biologico di tilapia cominciò in Israele, Ecuador e

Honduras; mentre nel Mediterraneo, molti allevamenti di spigole e orate si convertivano al metodo biologico. Nel 2000 l’IFOAM – l’organizzazione mondiale che promuove l’agricoltura biologica – pubblicò una prima bozza di disciplinare di base per l’acquacoltura biologica, che venne poi definitivamente approvato cinque anni dopo. L’IFOAM entrò in questo nuovo campo d’attività sulla spinta dei progressi realizzati da alcuni degli enti di certificazione affiliati e formò un gruppo d’interesse sull’acquacoltura, al proprio interno, nel 2003. Quest’ultimo cominciò ad organizzare attività di lobby (in particolare con riferimento alla redazione di standard legali in America e in Europa), ma anche a coordinare e indirizzare lo sviluppo dei disciplinari sull’acquacoltura. Recentemente, diverse organizzazioni coinvolte nell’acquacoltura biologica hanno cominciato ad organizzare e promuovere seminari, gruppi di lavoro e conferenze, come ad esempio l’Organic Services (BioFish Forum 2004), la FAO/VASEP (Conferenza sull’acquacoltura biologica, 2004, Ho Chi Minh City), la Soil Association (Conferenza sull’acquacoltura biologica – standard per il salmone biologico, 2006, UK), Villa (Organic Aquafarming, 2006 Norvegia) e IFOAM (Conferenza sull’acquacoltura biologica, 2008, Italia), per illustrare l’interesse crescente nella materia e l’aumento della richiesta di prodotti ittici biologici nei maggiori mercati. Infine, l’introduzione di regole dettagliate per l’acquacoltura biologica, attraverso il Reg. EC 710/09, nella prima metà del 2009, ha aperto le porte ad uno sviluppo più ampio dei prodotti ittici biologici nei mercati europei e mondiali. Attualmente, in Europa il prodotto principale dell’acquacoltura biologica è il salmone Atlantico, seguito da spigole e orate, da salmonidi (trota iridea, trota fario, salmerini) e carpe. In paesi dell’America Latina, come Ecuador, Perù e Brasile, esiste una forte predominanza di allevamenti di gambero bianco (western white shrimp). La produzione più comune in Cina è la policoltura di carpe, ad esempio in combinazione con granchi, gamberi o altre specie locali, ma esistono anche attività certificate per l’allevamento di tartarughe e oloturie. In altri Paesi Asiatici, come Bangladesh, India, Tailandia e Vietnam, c’è una produzione crescente di gamberoni (black tiger shrimp), di Pangasio (Vietnam) e microalghe (India). La produzione di acquacoltura biologica ha raggiunto le 53.500 tonnellate, pari allo 0.1% della produzione d’acquacoltura mondiale. È prevista, tuttavia, un’ulteriore crescita della produzione d’acquacoltura biologica, sia grazie all’espansione delle unità produttive già esistenti, sia grazie a

nuove iniziative produttive. Considerando il crescente numero di fornitori e distributori, ci sono tutti i presupposti per un’espansione del mercato che, invece, negli ultimi cinque anni è stata piuttosto lenta a causa del numero limitato di fornitori biologici affidabili. Questa situazione sta ora cambiando, soprattutto per prodotti ittici biologici quali il salmone ed i gamberi. Secondo alcuni esperti il valore del mercato globale aumenterà annualmente dal 40 al 60% nei prossimi anni. La parte del leone nella crescita del mercato la faranno, però, un numero limitato di Paesi (tra cui Francia, Germania, Svizzera e Inghilterra), di regioni e di specie ittiche (tra cui salmone atlantico e gamberi). Anche in Asia il mercato sta evolvendo ma, in questo caso, è più complicato individuare i cambiamenti. Anche la Cina sembra sperimentare una crescita della produzione di pesce biologico, ma i prodotti ittici biologici etichettati non sono facilmente riconoscibili nei negozi e, oltretutto, non sono disponibili dati di mercato. Con l’eccezione di pochi Paesi, il mercato del pesce biologico è ancora ad uno stadio iniziale, con tutti i problemi associati agli alti costi di produzione, ai bassi volumi di vendita, alla poca o inesistente competizione, ed alla necessità di investire nel marketing e di creare consapevolezza nei consumatori. Nei Paesi leader di questo mercato, come Germania, Gran Bretagna, Francia e Svizzera, è stata già raggiunta la soglia della fase di crescita (almeno per quanto riguarda salmone, trota e gamberi), quindi i volumi d’affari e le vendite stanno aumentando, così come la competizione, ed i prezzi divengono maggiormente compressi. Mentre la situazione generale del mercato globale del pesce biologico sembra promettente (sempre più catene di distribuzione e vendita al dettaglio si muovono verso risorse marine certificate da pesca sostenibile e d’acquacoltura biologica), le questioni a livello di produzione sono ancora problematiche. In particolare, coniugare la vitalità economica degli allevamenti ittici biologici con la necessità di mangimi biologici esterni all’azienda rappresenta una sfida. In regioni con poca o nulla disponibilità di materie prime per mangimi biologici l’importazione può portare ad alti costi di produzione, ma allo stesso tempo sviluppare progetti con forniture di materie prime nei pressi di aziende biologiche d’acquacoltura potrebbe aumentare i costi di start up per gli imprenditori.

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